Il blog chiude, prego affrettarsi

24 Luglio 2008

Poche parole di commiato dedicate i miei gentili lettori.

Da oggi Perlascandinava chiude ufficialmente, dopo alcuni mesi di palese stanca.

Voglio ringraziare tutti, a cominciare dal famoso creatore di questo sito, per arrivare (sempre senza fare nomi) ai numerosi amici che mi hanno aiutata ad uscire da certi momenti di empasse tecnico.

E’ stato bellissimo giocare con voi ma, come tutti i bei giochi, era destinato a finire quasi presto.

Un abbraccio senza fine a tutti

Con affetto

Perla

N.B.:

A conforto di chi, come ancora stamane, mi esprime la sua affettuosa solidarietà, vorrei precisare che il blog non chiude in reazione ad avvenimenti esterni contingenti ma solo in seguito a una serena decisione maturata nei mesi.

Il miglior testimone di quanto affermo è il nostro FG, il quale al suo ritorno lo potrà confermare o…anche no. -)

Voi però lavorate! C’è molto da fare per riformare l’Italia. -)))))))


Situazione poco "brillante"?

21 Luglio 2008

Ieri ci siamo soffermati a riflettere su questo articolo di Marco Cavallotti (Legno Storto) e, nonostante un lieve senso di colpa, abbiamo comunque apprezzato l’impietosa nitidezza del quadro scaturita da quelle parole.

Dovremmo utilizzare troppe pagine e molta più voglia di scrivere al fine di fornire un’analisi seria di questo “fallimento” del network liberale, che tanto aveva entusiasmato noi sostenitori del centrodestra, che ci vedevamo finalmente riconosciuti il diritto di cittadinanza nel mondo virtuale, occupato fino ad allora dalla straripante militanza della iperinformatizzata sinistra. Leggi il seguito di questo post »


Guai a chi li chiama rumeni

16 Luglio 2008

E’ una bella serata in casa di amici; la tavola è apparecchiata in terrazza e i commensali sono simpatici e brillanti.

Si parla di tutto, si ride di tutto e non c’è argomento (sesso compreso) che non venga accolto con entusiasmo dal resto della compagnia.

Oddìo, per essere sinceri, un “piccolo” neo ci sarebbe: a parte la sottoscritta, tutto il resto della tavolata è inossidabilmente, soffertamente ma devotamente di sinistra, nonché ferocemente antiberlusconiana! Ma sì, in fondo la politica la si può anche lasciare fuori da un allegro convivio e per tutta la serata Perla viene graziata dalla “maggioranza” che, per l’occasione, si fa amabilmente apolitica.

Perla, sollevata, ne prende atto e cicaleggia completamente a suo agio, fino a quando il tabù si infrange e la politica entra nella conversazione creando scompiglio tra la stessa maggioranza. Leggi il seguito di questo post »


Poesia da estate

14 Luglio 2008

Mi regalo i versi che da sempre risento come una melodia che mi richiama dolcemente il mare:

“La casa dei doganieri” di Eugenio Montale.

Qui letta dalla splendida voce di Arnoldo Foà.

“Tu non ricordi la casa dei doganieri
sul rialzo a strapiombo sulla scogliera :
desolata t’attende dalla sera
in cui v’entrò lo sciame dei tuoi pensieri
e vi sostò irrequieto.
Libeccio sferza da anni le vecchie mura
e il suono del tuo riso non è più lieto :
la bussola va impazzita all’avventura
e il calcolo dei dadi più non torna.
Tu non ricordi ; altro tempo frastorna
la tua memoria ; un filo s’addipana.
Ne tengo ancora un capo ; ma s’allontana
la casa e in cima al tetto la banderuola
affumicata gira senza pietà.
Ne tengo un capo ; ma tu resti sola
né qui respiri nell’oscurità.
Oh l’orizzonte in fuga, dove s’accende
rara la luce della petroliera !
Il varco è qui ? (Ripullula il frangente
ancora sulla balza che scoscende…)
Tu non ricordi la casa di questa
mia sera. Ed io non so chi va e chi resta. “

Scritto da Perla


morire di lavoro e di improvvisazione

12 Giugno 2008

Morire abbracciati nel fango. Uno dopo l’altro nel fatale tentativo di salvare i compagni, nell’amore alla vita altrui più che alla propria.

“La solita tragedia. Si doveva evitare. Morti bianche come emergenza nazionale. Cordoglio e vicinanza alle famiglie. Ribellione nazionale. Applicare la legge“.

La retorica prevale sui giornali e alla tv. Poi scompare anche questa con il progressivo scivolamento della notizia in posizione secondaria. Sembra del resto che, più che ai sei sventurati che non ci sono più e alla tragedia in cui sono sprofondati loro cari, il pensiero vada alla dichiarazione di rito nel mediocre tentativo di non mancare all’appello della denuncia, del proclama, del proposito. Forse anche noi non ne siamo immuni. Ma da ore siamo come attaccati ad una idea che non vuole cedere alla retorica ne si vuole affidare ai rigori della legge o alla guerra contro il profitto e i profittatori.

Mentre arrivano i rituali gli avvisi di garanzia, ci pare che tra le cause prime di questo continuo morire sul lavoro e di lavoro ci sia la dimenticanza dell’uomo. La dimenticanza della sua dignità, di quella relazione profonda che lo lega quotidianamente al mondo. Una dimenticanza in cui prevalgono le astratte regole come meccanismo assolutorio delle responsabilità personali, dove i compiti e i tempi sono imposti e malamente accettati. Dove il lavoro non è compreso come la realizzazione o il mettere in atto la propria umanità ma come una somma di compiti utili e funzionali ai parametri organizzativi dell’Azienda o dello Stato. Leggi il seguito di questo post »